Il 1990 segna il momento in
cui le fondazioni bancarie a seguito del progetto del legislatore
volto a privatizzare e modernizzare il sistema creditizio nazionale,
ereditano dalle vecchie Casse di Risparmio quel "ramo d'azienda",
chiamiamolo così, rappresentato dal nucleo teleologico dal quale
quelle stesse banche erano sorte, la volontà forte, cioè, di offrire
un contributo di solidarietà a coloro che si fossero trovati in
difficoltà, attraverso l'utilizzo di parte del risparmio accumulato
in concrete opere sociali a favore di poveri, emarginati, infanzia
abbandonata, anziani, con una espressione, all'umanità derelitta
che viveva nel proprio territorio di operatività. Successivamente,
la missione filantropica ha ampliato il suo raggio d'azione, fino
a comprendere via via numerose e diverse altre forme di sostegno
anche in settori meno legati alle origini, quali la tutela del patrimonio
storico e artistico, l'istruzione, la sanità.
Dal 1990 ad oggi, nonostante un travagliato percorso,
costellato di ostacoli di natura legislativa, e tuttora non del
tutto superato, le fondazioni ormai ex bancarie sono divenute protagoniste
di quel terzo settore che ha progressivamente assunto un'importanza
crescente in qualità di costruttore, insieme allo Stato ed al mercato,
di una nuova concezione di welfare che si richiami, però,
rigenerandola, alla tradizione filantropica europea che ha consentito
la creazione un pò ovunque di università, ospedali, servizi
di assistenza, banche.
Il nostro Paese, insieme a tutto il mondo industrializzato
europeo, è oggi chiamato a ripensare il concetto ed i confini del
welfare, anche attraverso il riconoscimento di una sempre
maggiore rilevanza al principio costituzionale di sussidiarietà,
in senso orizzontale e verticale. La direzione segnata appare sempre
più quella del passaggio da un welfare State ad
una welfare Society in cui lo Stato, i privati
e gli organismi senza fini di lucro concorrono nell'offerta di servizi
alla persona efficienti e competitivi anche nei costi, lasciando
al cittadino la piena libertà di scelta, in una situazione di reale
parità di condizioni.
In un simile contesto, le fondazioni ex bancarie, insieme agli organismi che si possono ricondurre al terzo settore, hanno progressivamente occupato, a buon titolo, quegli spazi lasciati non presidiati dal pubblico e dal mercato, grazie alla loro provata capacità, associata alla disponibilità di risorse adeguate, di rappresentare un punto di riferimento, non solo finanziario, ma anche progettuale ed organizzativo, per tutte quelle idee ed interventi di alta qualità sociale che non trovano accoglienza da parte degli altri soggetti economici.
Le fondazioni, infatti, forti della loro lunga
tradizione filantropica, hanno le carte in regola per accreditarsi
quali partner discreti, ma leali ed affidabili, dello Stato e delle
sue articolazioni territoriali, oltre che di quei privati che dimostrino
di avere le credenziali per poter offrire ulteriore valore aggiunto
in termini finanziari e di progettualità, per il perseguimento dei
comuni obiettivi di sviluppo e progresso sociale e civile della
collettività, in un quadro di reciproca stima e collaborazione e
nel rispetto di quella libertà d'azione ed autonomia che finalmente
vengono ad esse ora riconosciute dal legislatore, al termine di
una lunga e sfibrante contrapposizione.
È valorizzando proprio la citata tradizione
filantropica che contribuì a far nascere in Europa le prime forme
di welfare State, che le fondazioni di origine bancaria,
insieme al non profit più qualificato, che in Italia costituisce
una continua fioritura di iniziative tutte ascrivibili ad un'economia
per così dire "civile", possono divenire protagoniste
affidabili nel tessuto sociale ed economico di una città e di un
territorio, accanto ad altri soggetti ed alle istituzioni, formando
insieme una realtà complessa, composita ma armoniosa. In questo
contesto, dove le regole dovranno essere poche e chiare, in modo
da lasciare la massima libertà possibile di espressione allo spirito
di solidarietà, ogni soggetto ed ogni rispettivo ruolo e compito
devono dialogare e comunicare reciprocamente, creando sinergie di
solidarietà che arrivino a garantire aiuto e sostegno concreti nei
luoghi della miseria e della disperazione, anche i più nascosti
e lontani, perché frutto di indifferenza o dimenticanza.
È arrivato il momento di costruire una
nuova stagione della filantropia che sia in grado di trasformare
lo spirito di liberalità e di generosità che muove sempre più soggetti
alla solidarietà in una prassi costante e diffusa, che veicoli il
principio della gratuità come cifra essenziale e primaria di ogni
rapporto interpersonale e, dunque, giunga a condizionare le scelte
politiche, economiche e sociali del nostro Paese. Questa, ritengo,
possa essere la specifica missione che le fondazioni devono oggi
impegnarsi a perseguire, valorizzando al massimo l'esperienza finora
maturata che rappresenta il loro valore aggiunto rispetto a tutti
gli altri organismi del non profit con i quali esse sono comunque
vocate a collaborare.
E che le fondazioni abbiano le capacità per portare a termine questa pur difficilissima mission è testimoniato dalla loro capacità di sapersi aggiornare e strutturare in modo efficiente e moderno, rinnovandosi a livello organizzativo e tecnologico, dalla capacità di offrire una nuova definizione e traduzione delle finalità sociali e, quindi, delle modalità di intervento, al fine di uscire dalla vecchia e logora logica di enti selezionatori di richieste di intervento finanziario, per andare verso quella di realizzatori di programmi complessi in sintonia con le esigenze concrete della collettività di riferimento, e, da ultimo, dai dati sulle erogazioni effettuate negli ultimi anni, ove si evidenzia che tanto maggiore è la loro libertà di operare, quanto maggiore è la capacità di intervenire a favore dei bisogni delle diverse collettività.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Roma si inserisce
a pieno titolo in un tale contesto e si propone come protagonista
di questa entusiasmante, ma certo non facile, sfida. La vocazione
della nostra Fondazione è filantropica nel senso più ampio e completo
del termine, e quindi, si realizza attraverso una specifica sensibilità
ed un impegno forte in prevalenza in quei settori quali la salute
pubblica, l'arte e la cultura, l'educazione e la formazione, la
ricerca scientifica ed il volontariato, in cui i bisogni sono particolarmente
diffusi ed urgenti e nei quali maggiormente si percepiscono i riflessi
negativi della ridotta presenza e copertura dello Stato. L'obiettivo
che si propone oggi la Fondazione, dunque, in armonia con le finalità
proprie fin dalle origini, è quello di realizzare interventi mirati
e concreti in grado di dare risposta alle crescenti emergenze del
territorio, nel segno della solidarietà attiva ed efficiente, e
della sussidiarietà, consapevoli che comunque le risorse messe a
disposizione, per quanto ingenti, non sono sufficienti per arrivare
a dare soluzione definitiva a problematiche complesse e diffuse,
legate alla povertà, al disagio sociale, alla malattia, alla solitudine.
Tale vocazione, di per sé assai impegnativa, si esplica
per di più in prevalenza nell'ambito di una città quale Roma, che
soffre di molti mali comuni alle grandi aree metropolitanee, non
ultimi quelli legati agli imponenti flussi migratori dalle aree
svantaggiate del pianeta, ma che al contempo è culla
della civiltà occidentale, con un patrimonio archeologico, architettonico,
artistico imponente, sede del successore di Pietro e centro della
Cristianità, capitale della Nazione, per cui sentiamo ancora di
più la corresponsabilità nel sostenere gli sforzi per renderla sempre
più accogliente, solidale, prospera ed efficiente. Nei confronti
di Roma, pertanto, ma anche dell'intera Regione Lazio, la nostra
Fondazione è chiamata ad essere un dinamico laboratorio di idee
e progettualità, un interlocutore serio ed affidabile di tutti i
soggetti che vogliano concorre alla descritta missione, un polo
di energie propositive, pensato e creato per valorizzare ogni iniziativa,
proveniente da qualsiasi parte, dall'interno o dall'esterno, da
soggetti pubblici o privati, purché in sintonia con gli ambiziosi
obiettivi che essa intende perseguire.
Siamo orgogliosamente e realisticamente certi di saper vincere la difficile sfida che ci attende.
Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele